San Juan Chamula conta quasi 3000 anime e si trova poco a nord della ridente cittadina di San Cristobal de Las Casas: tutto ciò da sapere.
Esiste un posto, nel cuore del Chiapas, dove si celebrano riti religiosi antichissimi, dove il tempo sembra esser rimasto a quello dell’antica cultura dei Maya, dove la società ruota attorno alle figure degli stregoni santoni e, per ottenere guarigioni, vengono davvero sacrificati gli animali. San Juan Chamula conta quasi 3000 anime e si trova poco a nord della ridente cittadina di San Cristobal de Las Casas. Basta però percorrere quei 10 km che separano le due località per essere catapultati in un’epoca completamente differente. La lingua parlata non è lo spagnolo, bensì un dialetto poco comprensibile, ancora molto vicino all’antico linguaggio Maya. La forma di commercio utilizzata è il baratto, le case sono di fango secco e bambù, le pecore (che danno lana per ripararsi dal freddo) sono quasi considerate sacre.

Gli indigeni usano ritrovarsi all’interno di questo spazio quotidianamente. Si riuniscono a gruppetti, tutti seduti a cerchio attorno alla figura sacra dello stregone santone. Le preghiere hanno una cadenza ritmica particolare, una litania ripetuta, una nenia. Il “male” interiore di chi deve essere purificato viene translato, grazie all’intervento dello stregone, alle galline portate all’interno di una busta. Galline o polli che poi vengono sacrificati.
